Discoteche chiuse – Cosa c’è in ballo?

By 24 Agosto 2020 News

In tanti si sono espressi sulla questione delle discoteche e stanno facendo emergere numerose riflessioni e testimonianze su un mondo molto variegato per il quale da ben prima della pandemia risultano doverose alcune considerazioni:

  • Risulta fondamentale distinguere tra imprenditori senza scrupoli e realtà che lavorano con professionalità e coscienza altrimenti si fa di tutta l’erba un fascio;
  • Il clubbing va riconosciuto come elemento culturale e sociale intrinseco nella storia della contemporaneità artistica nazionale e internazionale con le sue specificità;
  • Tutti i luoghi di aggregazione vanno tutelati e valorizzati in relazione alle proprie specificità;
  • È urgente su un piano culturale strategico restituire alle famigerate discoteche la connotazione di luoghi dove è possibile la contaminazione e l’innovazione artistica;
  • È necessario combattere il lavoro nero e l’illegalità e generare ammortizzatori fiscali sia per i lavoratori che per i datori di lavoro

Talvolta si ha come l’impressione –  a leggere ciò che scriviamo sui social – che la responsabilità dell’offerta culturale stia esclusivamente in capo a chi produce o chi programma gli spettacoli e che la chiusura di luoghi come le discoteche sia un bene come se questo potesse servire da lezione ai “furbetti” che operano nell’illegalità.

Manca un elemento fondamentale, ovvero la responsabilità e il ruolo delle Istituzioni che devono essere innanzitutto in grado di riconoscere a livello socio culturale le manifestazioni della realtà contemporanea e saperle valorizzare ed indirizzare verso output positivi per la comunità, affinché a tendere non esista spazio o lacuna che possa essere colmata dall’illegalità e dal degrado culturale e sociale.

Non vanno dimenticati i grandi nomi del jazz, soul, black music, funky-house che nella storia hanno riempito le sale da ballo, dalla beat generation degli anni ’60 al nu-jazz dei nostri giorni. Tanti musicisti sono passati e passano dentro questi luoghi che oggi alcuni riducono a luoghi di mero degrado culturale: la realtà è che ancora oggi numerosi artisti della scena Rap, Hip Hop, Trap, tutta la scena elettronica dallo swing alla techno, oltre a numerosi artisti mainstream del pop italiano, si esibiscono abitualmente in questi luoghi.

Dal nostro punto di vista oggi le discoteche non possono rimanere aperte alle condizioni con le quali hanno operato durante le scorse settimane.

Si è dimostrato che non è possibile garantire in assoluto le condizioni di sicurezza che invece negli scorsi mesi sono state adottate in tutti gli altri settori dello spettacolo (a fronte di notevoli sacrifici). È stato un vizio di forma sin da principio oltre che un errore di valutazione e qualcuno, sfortunatamente, ha approfittato di queste condizioni di privilegio senza timore alcuno.

Riteniamo però al contempo che le modalità secondo le quali sono stati svolti i concerti ed accolto il pubblico per i concerti di musica dal vivo, possano essere un utile modello replicabile per evitare una nuova chiusura e l’aggravarsi della crisi dell’intero settore.

Che le modalità giuste valgano per tutti:  discoteche, sale da ballo, club e festival.

La musica live ha dimostrato magistralmente questa estate che è possibile mantenere viva un’offerta culturale senza rischiare contagi o pericoli per il pubblico. D’altra parte gli organizzatori di concerti sono da anni ormai rodati alle impervie difficoltà previste per un evento di pubblico spettacolo.

In questo momento la nostra solidarietà va a tutti i professionisti, imprenditori e lavoratori del mondo del night clubbing che hanno agito con coscienza e hanno subito le stessa sorte di chi coscienza civile non ne ha avuta.
La speranza è che le realtà che oggi strutturalmente non possono garantire le condizioni necessarie in ottemperanza alle disposizioni del Governo accedano a fondi di ristoro e indennizzo affinché non vedano morire le proprie attività e possano garantire un futuro ai propri lavoratori. Chi quelle condizioni può assicurarle invece dovrebbe poter riaprire.

Allo stesso tempo speriamo che la distribuzione dei fondi emergenziali sia assegnata valorizzando le realtà che hanno agito nella più totale legalità e trasparenza.

Ce ne sono tantissime.
Accendiamo un faro su queste!