La Musica Che Gira in udienza al Senato

By 23 Giugno 2020 Giugno 24th, 2020 News, Senza categoria

La Musica Che Gira è stata convocata in udienza al Senato, per testimoniare le nostre istanze e chiedere pubblicamente che i nostri emendamenti vengano approvati. Questa mattina alle 12 davanti alla commissione Cultura del Senato e a tutti i parlamentari presenti in rappresentanza delle nostre istanze, le parole di Annarita Masullo:

Buongiorno a tutti, sono Annarita Masullo e sono qui oggi con Giovambattista Praticò e Giovanni Romano in rappresentanza de La Musica Che Gira, coordinamento di addetti ai lavori della musica cosiddetta “leggera” formatosi a marzo che ha formulato un documento programmatico per trovare risposte alle emergenze dettate dalla pandemia e per innescare una riforma strutturale di cui il nostro settore necessità da ben prima del Covid. 

Come coordinamento facciamo parte del Forum Arte e Spettacolo che ormai da tempo sta lavorando per far convergere il  più ampio mondo dello Spettacolo.

 

Ad oggi, 23 giugno 

  • Gli intermittenti  dello spettacolo, dopo 4 mesi di interruzione delle nostre attività, non hanno percepito né retribuzione, né cassa integrazione, né indennità. Gli autonomi dello spettacolo hanno ricevuto sostegno solo per il mese di marzo, nonostante la promessa sui 2 mesi successivi;
  • Il 15 giugno i nostri spazi hanno riaperto con misure che per ovvie ragioni ne determinano una ripartenza abbozzata e assolutamente non commisurata a quanto si deve produrre per far si che restino aperti davvero;
  • Moltissimi tour sono stati rinviati e questo comporterà l’inattività di migliaia di lavoratori  e di moltissime aziende

 

Parliamo di un settore che è stato invitato sulle ultime battute agli Stati Generali dell’Economia, a dimostrazione del fatto che ancora una volta si stenta a riconoscere il valore economico e produttivo di un intero comparto che impiega centinaia di migliaia di lavoratori che meritano la stessa dignità dei lavoratori degli altri settori. 

 

Abbiamo scosso l’opinione pubblica con un flash mob in piazza Duomo a Milano e

con le campagne #senzamusica e #iolavoroconlamusica che sono rimbalzate sui social grazie alle migliaia di addetti ai lavori e artisti che hanno aderito. 

Il messaggio del mondo della musica è chiaro e una prima soluzione è possibile: gli emendamenti per affrontare l’emergenza ci sono, li abbiamo raccolti in un unico pacchetto, contengono proposte concrete. Chiediamo che vengano messe in discussione e approvate dal Parlamento.

 

Gli emendamenti del Pacchetto che abbiamo volutamente chiamato Pacchetto #senzamusica riguardano le imprese e le realtà del terzo settore  e la tutela per tutti i lavoratori dello spettacolo 

Chiediamo quindi: 

 

  • l’estensione ai lavoratori intermittenti del mondo dello spettacolo delle indennità assistenziali previste a causa del lockdown e della NASPI e il riconoscimento di un’indennità a tutti i lavoratori dello spettacolo sino a che non sarà possibile una reale ed effettiva ripartenza del settore;
  • la proroga del termine per il versamento delle imposte e dei contributi previdenziali; 
  • il credito d’imposta del 60% del canone di locazione per i luoghi dello spettacolo fino a settembre; 
  • la destinazione di ulteriori risorse a fondo perduto e l’ Estensione dell’Art Bonus per le realtà non incluse nel fondo unico dello spettacolo;
  • l’utilizzo delle risorse destinate alla cosiddetta “Netflix della cultura” per la creazione di un fondo di sostegno per le realtà del mondo della musica dal vivo che possa compensare i minori introiti dovuti alle restrizioni sulle capienze; 
  • l’inserimento dell’industria discografica ed editoriale musicale all’interno del fondo ex 183, comma 2 del DL rilancio, originariamente destinato prevalentemente alla filiera editoriale; 
  • l’incremento del fondo destinato al Bonus Cultura; 
  • la possibilità di detrarre nella dichiarazione dei redditi una parte delle spese sostenute per l’acquisto di beni ed eventi culturali;

 

 

È il momento di comprendere che di “leggero” nella musica non c’è proprio niente poiché dietro ogni disco e a ogni live, in ogni spazio culturale, in ogni Festival o Live Club, nei grandi eventi o nelle feste di piazza che animano tutto il Paese, c’è sempre il lavoro di una squadra di persone. Questa squadra è formata da tantissimi lavoratori: musicisti, professionisti, team di produzione, manager, uffici stampa, promoter, booker, discografici, autori, editori, tecnici altamente specializzati, maestranze, fotografi, videomaker e altre innumerevoli figure professionali. 

 

La Musica non è solo industria e multinazionali, è soprattutto un tessuto di piccole e medie imprese che non posseggono la marginalità di profitto per sostenere una crisi così lunga. È necessario riconoscere il valore economico, sociale e  culturale di queste realtà radicate sul territorio che generano profitto, posti di lavoro e aggregazione.  Molte stanno già chiudendo definitivamente. Solo un esempio è l’Ohibò di Milano che negli anni ha supportato la crescita di progetti musicali che oggi riempiono i palazzetti e il Circo Massimo di Roma. 

 

Riporto inoltro l’attenzione di questa aula su un dato di fatto rilevante in termini economici e di indotto: lo spettacolo dal vivo da diversi anni è parte del marketing territoriale di borghi e città ed è sempre più spesso volano dell’economia e del turismo. Genera veri e propri flussi verso determinate mete attraendo sempre più spesso anche il pubblico internazionale per festival e concerti. 

Si pensi a cosa rappresenta un grande festival come l’ YpsigRock per l’economia di un territorio come Castelbuono vicino Palermo o che indotto porta Collisioni Festival a Barolo. Si pensi ancora a cosa rappresenta per Torino un evento come Club2ClubRock in Roma per la capitale, per fare solo pochissimi esempi. 

 

Concludo con due necessità imprescindibili per cominciare ad avere una visione sulla ripartenza: 

  1. È urgente convocare un tavolo tecnico con gli addetti ai lavori del settore Musica  per chiudere il cerchio, con l’esperienza e la competenza specifica, sulle questioni emergenziali e aprire i lavori per una reale riforma del settore per discutere definitivamente di argomenti quali aliquote iva, recepimento della direttiva europea per la risoluzione del cosiddetto value gap, codici ATECO specifici per attività imprenditoriali con finalità culturali, Web tax, semplificazione per l’accesso al Tax Credit e non da ultimo per discutere di Innovazione, tecnologia e sostenibilità.
  2. Il mondo della musica cosiddetta “leggera” e il più ampio settore dello spettacolo necessitano di essere inseriti nell’osservatorio ministeriale per una reale mappatura affinché il sistema cultura riesca ad allargare il perimetro di azione a tutte le attività legate alla musica dal vivo ed alle imprese creative che vi sono connesse, e che talvolta sono rimaste del tutto prive di un sostegno per una effettiva mancata percezione della loro stessa esistenza.

 

Siamo in Italia. Il Paese a cui il mondo intero guarda da sempre per l’arte e la cultura. 

La nostra Storia ci rende artefici del concetto di economia culturale e dimostra da secoli che la cultura genera risorse. 

Occuparsi di Musica e di Cultura è oggi più che mai un dovere verso la nostra Identità, la nostra Memoria e il nostro Futuro. 

 

Leave a Reply